Oggi

Esequie di Claudio Chieffo
Saluto di Don Julian Carron

Cattedrale di Forlì - Martedì 21 Agosto 2007

Marta e figli,
permettetemi di esprimere a nome di tutto il nostro popolo qui presente oggi tutta la nostra vicinanza e la nostra compagnia in questo momento di dolore.
Tutti ricordiamo come Don Giussani diceva che il canto era nato un attimo prima del movimento, Claudio ha saputo esprimere l’anima del nostro popolo, quello che ci ha colpiti, che ci ha affascinati, e ha contribuito a generare questo popolo.
Per questo, adesso, per sempre ci sarà compagno, compagno con le sue canzoni che continueremo a cantare, ma adesso con la consapevolezza che quello che cantiamo in lui è diventato per sempre vero.

Esequie di Claudio Chieffo
Omelia di S.E. Mons. Luigi Negri

Cattedrale di Forlì - Martedì 21 Agosto 2007

Carissimo Claudio è venuto alla fine il momento, anche per te, di inoltrarti sull'ultimo ponte che ci avevi evocato in una delle tue più belle canzoni. Quell'ultimo ponte nel quale il tempo è alle spalle e la vita è di fronte. Quell'ultimo ponte nel quale ciascun uomo che crede è costretto a credere di più alla mano misteriosa e quasi impercettibile che lo stringe, a credere di più a questa mano che non a tutto lo sgomento, la paura, la lacerazione, il disagio della vita che sembra fuggire. Noi sappiamo, carissimo Claudio, che tu hai vissuto in prima persona quello che hai cantato e ci hai insegnato. Per questo ti guardiamo oggi nella pace infinita del Signore Gesù.
Come ha detto il Papa della prima e della più grande cristiana, Maria di Nazareth, e perciò analogamente deve e può essere detto di ogni cristiano: "Non se ne è andata per stare lontana, se ne è andata per rimanere con noi".
Noi professiamo questa mattina, nella limpida formulazione della comunione dei Santi, la tua permanente presenza in mezzo a noi con la grandezza della tua testimonianza e con il cammino faticoso e lieto che hai vissuto lungo tutti gli anni della tua così sostanzialmente breve esistenza.
Dio ti ha fatto un dono immenso. L'arte è il dono più grande, che l'uomo può ricevere, la capacità di dire in modo indicibile il cuore della vita. Un carisma straordinario l'arte, questa via privilegiata al vero, al bene, la via in cui l'uomo si sente capace di arrivare fin quasi alle altezze del Creatore. E per questo è un carisma altissimo e pericoloso perché può essere fonte di un'autonomia che elimina il Mistero.
Tu non hai corso questa tentazione perché hai deposto questo carisma nel grembo del Signore, della Chiesa, cioè l'hai affidato a don "Gius". E in questo affidamento, in questa obbedienza il tuo carisma artistico è diventato una testimonianza e un servizio di cui generazioni intere hanno potuto godere ed usare, come ha già così opportunamente sottolineato il vicario generale di questa diocesi. È questa obbedienza che ha reso la tua arte più arte, che ha reso il canto più canto, che ti ha reso, come tanto volte ti ha ricordato e ci ha ricordato don Giussani, il grande poeta e il grande cantore della fede del nostro popolo.
Tu hai cantato con noi e per noi il mistero della vita, il mistero del cuore umano, della sua grandezza, della sua tensione al vero, al bene, al bello, al giusto, hai cantato la grandezza e la miseria. Perché il cuore umano è grande e misero e dal fondo del cuore umano contraddittoriamente nascono tutte le tensioni, le lacerazioni, le riduzioni, le meschinità. Ci hai fatto sentire e vivere il nostro cuore, questa cosa indistruttibile che ci accomuna al mistero di Dio e che ci fa camminare verso il mistero di Dio in un impeto che ci porta subito oltre noi stessi, come ci ha insegnato “Il Senso Religioso” e come riecheggia nella grande formulazione che solo Blaise Pascal ha saputo dare: "L'uomo supera infinitamente l'uomo".
Hai cantato il mistero del cuore umano, ma hai cantato il mistero dell'incontro fra Cristo e questo cuore. Perché questo cuore è salvato, di questo cuore si è fatto carico lo stesso Figlio di Dio fatto uomo, perché questo cuore è stato associato a quel cuore, che, come dice Benedetto XVI, ha amato gli uomini con un cuore umano, con il cuore di Gesù di Nazareth.
Hai cantato il mistero di Cristo con accenti di certezza assoluta e di tenerezza infinita. Hai cantato il mistero del suo popolo perché il mistero di Cristo che incontra l'uomo vive e continua nel mistero del popolo e di questo popolo tu sei diventato come una presenza necessaria. Si è stabilito, e i più vecchi come me lo possono testimoniare, fin dagli anni degli inizi del Movimento un contrappunto fra ciò che Giussani diceva, richiamava, ci insegnava, qualche volta contro noi stessi perché non capivamo, reggendo la barra della nostra compagnia con quella fermezza assoluta che si coniugava con una tenerezza infinita, e le sue parole rivivevano come contrappuntate dai tuoi canti e nelle tue canzoni.
Così nel tuo canto e nella tua canzone la parola del Signore che ci arrivava attraverso don Giussani diventava, come dire, più comprensibile, meno dura. Ma d'altra parte l'imparare il discorso e il seguire la presenza autorevole e indiscussa e indiscutibile di don Giussani ci faceva cantare con più orgoglio, con più forza, con più vivacità le tue canzoni. Questa circolazione preziosa fra discorso e bellezza, fra pedagogia e arte è stata la grandezza delle nostre generazioni.
Siamo cresciuti per questo contrappunto misterioso fra il vero e il bello, e il vero si diceva della bellezza, "splendor veri", ma la bellezza guidava al vero perché l'unica grande ragione del bello è portarci all'orizzonte in cui si intravede colui che solo è bello, il Signore. Questo abbiamo vissuto insieme. E io devo ringraziare più di tutti gli altri te, fratello e amico, perché l'amicizia che il Signore ci ha donato di vivere è andata al di là di qualsiasi previsione e, almeno da parte mia, di qualsiasi merito.
Hai stabilito soprattutto negli ultimi anni, libero dall'impegno della scuola, una trama di amicizia e di carità che ha come segnato la vita del Movimento, dei momenti ultimi e centrali, delle piccole come grandi comunità, delle gioie e dei dolori delle singole famiglie. E molti ti hanno visto presente, al loro matrimonio, ai loro battesimi, ai loro funerali, presenza della grande misericordia del Padre, della grande certezza del nostro popolo là dove i momenti sono, o grandi per la gioia, o terribili per il dolore. Quasi moderno trovatore, come di quelli che nella grande età cristiana nel Medioevo passavano di comunità in comunità per riempire di canto tenero e forte, fedele e grande della grandezza di Dio. Hai steso una rete di amicizia e di carità: facitore di pace, tante volte me ne sono accorto, arrivando dopo di te o arrivando prima logisticamente. Io non ero un trovatore, ero un operaio, umilissimo, nella vigna del Signore ma vedevo. e l'ho visto tante volte. che la tua presenza metteva pace. Per questo è grande la nostra gratitudine e commozione perché è la gratitudine di tutto il popolo e la gratitudine di ognuno che vive in questo popolo.
C'è la notte. C'è la notte della morte del Signore e c'è la notte della tua morte. Ma c'è il giorno della Resurrezione del Signore e c'è il giorno della tua Resurrezione che è già iniziata. Noi siamo in questa notte con la certezza del giorno e ci identifichiamo davvero in quell'ignoto centurione romano a cui la Chiesa ha affidato la prima testimonianza della fede in Cristo, crocifisso e risorto. Perché, vedi Claudio, quando muore un uomo si lacera il Corpo di Cristo perché tutti gli uomini, tutti i cristiani e tutti gli uomini fanno parte del Corpo di Cristo, perciò noi vediamo questa lacerazione che è la tua morte. Più di tutti noi vedono e sentono questa lacerazione Marta e i tuoi figli: è una lacerazione che ci spacca quasi in due, ma noi vogliamo essere come il centurione romano, vogliamo guardare “dentro” a questa lacerazione e come lui vedere al fondo di questa lacerazione il volto di Dio, che rende buone tutte le cose. E per questo noi crediamo e preghiamo che questo dolore immenso che portiamo diventi, per tutti noi, la strada di una fede più grande, di una carità più vera, di una missione ancora più irresistibile.
E così sia.

Esequie di Claudio Chieffo
Saluto di Martino Chieffo

Cattedrale di Forlì - Martedì 21 Agosto 2007

“È veramente grande Dio, è grande questa nostra vita” (La strada - Claudio Chieffo)

Qualche giorno fa Claudio ha detto:
“Avrei proprio voglia di fare una gran festa”
“Per chi babbo?”
“Per la gloria di Dio!”

Quella di questi giorni, è proprio una grande festa per la gloria di Dio.
La festa di un popolo, accompagnata dai canti di un popolo.
C’è anche la banda! E, grazie alla regola del centuplo, non è una piccola banda di paese ma già una di grandi proporzioni.
Che Grazia, per ognuno di noi, avere avuto da Dio questo dono: Claudio, la sua vita e le sue canzoni.
Questo dono riconsegnamo, non senza dolore, a Dio, cantando le sue canzoni che segnano i passi della nostra storia, personale e del popolo che siamo.

Grazie ad ognuno di voi amici che in tutto il mondo avete pregato e ci avete accompagnato.
Grazie a tutti i musicisti che condividono con lui il percorso artistico.
Ringrazio tutte le autorità civili e religiose presenti. Tutti i sacerdoti e i memores domini.
Grazie a coloro che oggi ci hanno aiutato ad organizzare questa festa.
Grazie in particolare a Padre Carron, a Mons. Luigi Negri e tramite loro a tutto il movimento di Comunione e Liberazione.

Qualche giorno fa Claudio ha detto:
“Martin, dove vanno le persone felici?”
“Non lo so, babbo, hai qualche idea in proposito?”
“Si, vanno da Dio a dirglielo!”

Avevo pensato di comporre un testo di saluto con le parole delle sue canzoni, ma poi sono arrivato in ordine alfabetico a “Basta con le parole”…

Anche per questo, grazie Babbo!

Chieffo: 111 canzoni di una vita per il cattolico più cantato del globo
Claudio Toscani - Avvenire - 26 ottobre 2006
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Claudio Chieffo ovvero la ricchezza in parole povere
Luca Doninelli - Il Giornale - 26 ottobre 2006
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Vivere alla grande
Paolo Vites - Tracce N°10 - ottobre 2006
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MEZZANOTTE A MOSCA

Mi era già capitato di entrare, riluttante, ad un concerto di Claudio Chieffo nella Milano degli anni ottanta e di uscirne meravigliato e contento fino a scriverne questo commento che poi Chieffo ha, bontà sua, usato in qualche suo libro di canzoni:"... ma il concerto di Chieffo è un'altra cosa! Niente lagne da sacrestia o melassa spirituale: canzoni, canzoni belle e vere, canzoni d'autore... e non solo per chi crede, ma per chiunque, appassionato della vita- e della musica- ne cerchi il Significato".
Ero molto scettico a quei tempi su questo "nuovo" genere musicale che già mieteva vittime allora (e la prima era il buon gusto) e di quella pletora di suore e preti e frati (veri o finti) cantanti e danzanti che impazzavano e tuttora temo continuino a farlo, che andai quasi trascinato dagli amici: fui colpito subito dalla musica bella, semplice e profonda come solo certa musica popolare sa essere e poi dalle parole verso le quali ero prevenuto, ma che trovai invece dignitose e vere e in alcune canzoni straordinariamente vicine alla poesia.
Non volli conoscerlo allora perché temevo che la persona mi deludesse e mi sono un po' dimenticato di lui in questi anni anche se mi giungevano sue notizie come quella dei suoi concerti clandestini nei paesi dell'Est, dei suoi viaggi nel mondo, del suo CD "americano", delle sue amicizie con Gaber, Guccini, del suo vivere, per sua scelta, una dignitosa emarginazione dal mondo dei media e della musica per non rinunciare alla sua chiara e specchiata identità.
Si può immaginare la mia sorpresa quando , in vacanza a Mosca per una decina di giorni, transitando per via Prokrovka sento parlare, in italiano, del concerto di lì a due giorni di un italiano; chiedo cortesemente di chi si tratta pensando per deformazione professionale ad un tenore o ad un baritono, ma mi dicono che è un cantautore che si chiama Chieffo, anzi, dopo avermi chiesto se anch'io ero italiano mi invitano per il giorno dopo all'inaugurazione della "BIBLIOTECA DELLO SPIRITO" di Russia Cristiana e poi al concerto.
Chiedo se il concerto è per gli italiani a Mosca, ma mi assicurano che è invece per i russi e che comunque gli italiani sono invitati; il mio programma di viaggio prevede una visita ad un Monastero ortodosso, ma l'occasione è troppo ghiotta... voglio ascoltarlo dopo quasi 20 anni.
Così sabato 20 novembre entro nella Biblioteca dello Spirito e già i locali e la sala del concerto sono pieni di giovani e meno giovani in attesa di Chieffo tutti col loro bel libretto in mano con le traduzioni delle canzoni: la sala è molto bella e ben restaurata e iiluminata dai fari delle troupe televisive ( manca ovviamente la RAI) e non vedo una chitarra , ma un pianoforte a coda.
Comincio a pensare di avere sbagliato concerto quando entra Chieffo ( un po' invecchiato e ingrassato ) con un giovane che alcuni dicono suo figlio.
Errore: è il pianista e che pianista... Chieffo, da subito si appoggia alla sua esecuzione, emozionato, sicuro e sereno ed inizia un viaggio nella vita con canzoni nuove per me che però alcuni cantano con lui... e non sono solo gli italiani presenti, ma russi, universitari e adulti che cantano in italiano.
Poche parole- tradotte- tra una canzone e l'altra e si snoda un cammino che parte dal desiderio di Infinito e di Bellezza che c'è dentro ogni essere umano per giungere al fine ad un incontro con Dio personale e nello stesso tempo comunitario che produce una Vita Nuova.
Il pianista ( che alterna anche la chitarra al pianoforte per poche canzoni ) sembra sostenere il volo poetico di Chieffo e seguirlo e anticiparlo con una purezza di esecuzione difficilmente riscontrabile nella musica leggera, anche d'autore, italiana oggi.
La prima forte emozione è ascoltare la "ballata del Potere" (Forza compagni...) qui a Mosca: certo Chieffo non poteva immaginare quando fece questa canzone negli anni settanta che l'avrebbe cantata in Russia!
Ma sono costretto a distogliere la mia attenzione da Chieffo per osservare il "pubblico": già dai primi brani si instaura un bellissimo e profondo rapporto tra gli esecutori e gli ascoltatori , una intensa affezione che premia con il silenzio e con applausi appassionati alcune canzoni tra le quali "Gloria" oggi dedicata ai bambini della scuola di Beslan in Ossezia e "O mia carissima Patria " dedicata ai Martiri della Fede delle isole Solowkji.
E ci sono altre canzoni, come la "Canzone del Melograno" dedicata al nostro Giorgio Gaber e "La notte che ho visto le stelle " che commuovono il presenti, mentre Chieffo si commuove, lui, quando introduce la canzone "Lontano" dedicata al suo amico sacerdote don Ricci e quando parla del commediografo e cantautore russo Alexander Galic popolarissimo qui in Russia ai tempi del dissenso con cui fece in Italia alcuni concerti..
Le canzoni sono 22 e Chieffo, che prova a saltarne una, viene costretto a cantarla come bis dal pubblico che segue il programma di sala; durante la seconda parte del concerto arriva un gruppo di italiani in vacanza che evidentemente lo conoscono e sono amici di Russia Cristiana che non riescono ad entrare e partecipano ai canti dalle salette collegate televisivamente alla sala... non si capisce più chi è russo e chi è italiano e si termina con una canzone "spagnola".
La cosa potrebbe sembrare molto strana se Chieffo non spiegasse a tutti che ha fatto la canzone al seguito della tragedia dell'undici marzo 2004 in Spagna, che ha voluto farla in spagnolo per dedicarla agli amici della Spagna, che si è recato a Madrid per comporre il testo in lingua con musicisti spagnoli e che la canzone è dedicata alla Madonna...
E a Maria, come una preghiera, si innalza alla fine del concerto la canzone cantata, in spagnolo, da russi e italiani nella sala della "Biblioteca dello Spirito" piccolo, ma grande luogo di incontro tra cattolici e ortodossi in una città di 10 milioni di abitanti: un piccolo seme proprio come ha cantato il cantautore italiano in una delle sue più famose canzoni.
Oggi ho visto e sentito una cosa veramente bella e se merito deve essere dato a Chieffo ( e al suo pianista Flavio Pioppelli !) altrettanto va dato, se non di più, a queste persone che hanno avuto il coraggio di chiamarlo in una occasione così grande ( e permettetemi quasi storica ) di incontro tra Cattolici e Ortodossi , di ascoltarlo e di partecipare da protagonisti, con lui, ad un concerto , meglio ad un avvenimento musicale, unico nel suo genere, ma che, mi dicono alcuni dei presenti, accade spesso quando lui canta le sue canzoni; uno crede di andare ad ascoltare della musica e incontra un popolo... e può farne parte, da subito!
Non conoscevo più della metà delle canzoni eseguite e sono state una sorpresa per me: mentre i suoi "colleghi" più osannati girano da anni su se stessi senza dire quasi nulla , Chieffo cammina e cammina in una strada che non è la sua ( bella anche l'interpretazione più country di "E' bella la strada" cantata da quasi tutti i presenti e dedicata a Sua Santità), che porta alla Verità.
Provo a raggiungere Chieffo che è circondato da giovani che chiedono un autografo ( aspetto che non conoscevo di lui, ma mi dicono che qui l'autografo è un rito e non ci si può sottrarre e poi vedo che lui si sacrifica volentieri), ma la mia guida mi porta via per un appuntamento a cui, per la neve, arriveremo in ritardo.
Anche questa volta Chieffo mi leggerà senza conoscermi di persona.

Pietro Vinciguerra - tratto da culturacattolica.it - 2004

 

Un cantautore che ha scelto di fare della musica strumento per celebrare i valori della spiritualità cattolica. E' Claudio Chieffo che proporrà questa sera alle 19.30 in concerto alla chiesa di S. Maria delle Grazie meglio del suo repertorio, riflessione sull'uomo e sul senso della vita, in un universo sempre più dominato da egoismo e indifferenza nei confronti degli altri.
L'iniziativa, inserita nell'ambito delle manifestazioni promosse dall'assessorato al turismo della Provincia, vedrà la presenza del vescovo Antonio Forte e dell'assessore provinciale Rocco Manzo. Il ricavato della serata sarà devoluto all'Avsi, associazione di volontari per iI servizio internazionale. Una testimonianza forte di un credente che ha scelto di cantare nei suoi testi l'uomo contemporaneo e il suo bisogno di spiritualità attraverso un linguaggio volutamente chiaro e semplice perché il messaggio possa essere immediato. Numerosi gli eelogi e i riconoscimenti conquistati da Chieffo, come il premio internazionale della testimonianza nel 1981. Al centro delle sue canzoni temi come fede e libertà, pace e giustizia, nel tentativo di conciliare insegnamenti cristiani e vita quotidiana.

Corriere della sera - 2 gennaio 2004



Tanti appuntamenti sempre in clima natalizio. Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Avellino, alle ore 19,30, concerto di Claudio Chieffo, cantautore cattolico, nato a Forlì, dove vive con tutta la famiglia, autore di alcune fra le più conosciute canzoni della recente tradizione religiosa.
La sua canzone «Stella del Mattino», è stata definita dal cardinale Biffi la «Salve Regina» degli anni Duemila. Claudio Chieffo ha cantato più volte davanti a Papa Giovanni Paolo II, ottenendo divesi riconoscimenti e premi. Compone canzoni dal 1962 e si esibisce in concerti in Italia ed all'estero. Ha all'attivo otto incisioni, tra le quali segnaliamo «L'amore vero», «La casa», «Claudio Chieffo», «Chieffo&Piano». Le sue canzoni «Lui mi ha dato i cieli», «Il Signore ha messo un seme», «lo non sono degno», «Se non ritornerete come bambini», «Ave Maria splendore del mattino» e tantissime altre sono state tradotte in diverse lingue e cantate in molti paesi del mondo.
Il concerto che rientra nell'ambito delle manifestazioni di Natale, patrocinate dall'assessorato al Turismo della Provincia di Avellino, avrà una finalità benefica a favore dell'Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (Avsi). Interverranno, tra gli altri, il vescovo di Avellino monsignore Antonio Forte, e l'assessore al Turismo della Provincia Rocco Manzo.

Il Mattino - 2 gennaio 2004



Sarà ad Avellino questo pomeriggio Claudio Chieffo. Terrà un concerto alla chiesa S.Maria delle Grazie il cantautore cattolico più cantato nel mondo.
Promosso dalla Provincia, il concerto avrà una finalità benefica a favore deII'Avsi. Parteciperà il Vescovo. Ha all'attivo otto incisioni: L'amore vero, La casa, Claudio Chieffo, Chieffo & Piano, Voglio che tutti conoscano il mio capitano, Di più, I cieli e Liberazione, e due libri, Claudio Chieffo e Canzone per te, oltre a diverse raccolte di testi e di spartiti. Ha tenuto in questi anni migliaia di concerti in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Polonia, Russia, Slovenia, Croazia, Cecoslovacchia, Francia e Spagna, mentre alcune sue canzoni, Lui mi ha dato i cieli, Il Signore ha messo un seme, lo non sono degno, Se non ritornerete come bambini, Il popolo canta la sua liberazione, sono state tradotte in diverse lingue e cantate in molti paesi del mondo.

Otto Pagine - 2 gennaio 2004



Sarà ad Avellino ii 2 gennaio, per un concerto alla chiesa S.Maria delle Grazie. Claudio Chieffo è il cantautore cattolico più cantato nel mondo. Ha all'attivo otto incisioni: Amore vero, La casa, Claudio Chieffo, Chieffo & Piano, Voglio che tutti conoscano il mio capitano, Di più, I cieli e Liberazione, e due libri, Claudio Chieffo e Canzone per te, oltre a diverse raccolte di testi e di spartiti. Ha tenuto in questi anni migliaia di concerti in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Polonia, Russia, Slovenia, Croazia, Cecoslovacchia, Francia e Spagna, mentre alcune sue canzoni, Lui mi ha dato i cieli, II Signore ha messo un seme, lo non sono degno, Se non ritornerete come bambini, Il popolo canta la sua liberazione, sono state tradotte in diverse lingue e cantate in molti paesi del morido. Promosso dalla Provincia, il concerto avrà una finalità benefica a favore dell'Avsi. Parteciperà il Vescovo.

31 dicembre 2003

 

Il cantautore cattolico più cantato del mondo. Claudio Chieffo si esibirà in concerto presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Avellino il 2 gennaio alle ore 19,30. Un evento che rientra nell'ambito delle manifestazioni di Natale patrocinate dall'assessorato al turismo della Provincia. Il concerto avrà una finalità benefica a favore dell'AVSI, associazione volontari per il servizio internazionale. Interverranno Mons. Antonio Forte, vescovo di Avellino, e Rocco Manzo, assessore provinciale al Turismo. Chieffo ha all'attivo otto incisioni: L'amore vero, La casa, Claudio Chieffo, Chieffo & Piano, Voglio che tutti conoscano il mio capitano, Di più, I cieli e Liberazione, e due libri, Claudio Chieffo e Canzone per te, oltre a diverse raccolte di testi e di spartiti. Ha tenuto in questi anni migliaia di concerti in Italia, Svizzera, Austria, Polonia, Germania, Russia, Slovenia, Croazia, Cecoslovacchia, Francia e Spagna, mentre alcune delle sue canzoni, Lui mi ha dato i cieli, Il Signore ha messo un seme, Io non sono degno, Se non ritornerete bambini, Il popolo canta la sua liberazione, Ave Maria splendore del mattino, sono state tradotte in divcerse lingue e cantate in molti paesi del mondo. Chieffo nasce il 9 marzo 1945 a Forlì. A Natale del 1960 riceve in regalo da una zia una chitarra "siciliana" ed inizia a "comporre" canzoni partecipando a festival di provincia classificandosi ai primi posti. Nel dicembre 1962 compone e canta la sua prima canzone "nuova": Abbiamo suonato. I temi della sua produzione sono la fede, la libertà, l'amore, la giustizia, la pace, la famiglia, il lavoro.

Corriere della Sera, 31 dicembre 2003

"La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire/ volevo salire più in alto per vedere . . . /e per capire". E' il ritornello di una bellissima canzone di Claudio Chieffo, un cantautore che forse non è "profeta in patria" -ma chi lo è?- e tuttavia, a quarant'anni dal suo esordio (1964 e dintorni), continua a esprimersi, in parole e in musica con una poeticità che meriterebbe un ascolto e una considerazione maggiore da parte del grande pubblico. Se i testi del suo esordio poco più che adolescenziale conservano intatta la loro freschezza dirompente, le canzoni del periodo più recente (Desire, In questa notte splendida, Canzone del destino, Hope Dance, per citarne alcune) sono figlie di una sensibilità ancora più ricca di umanità, decantata dagli anni e dall'esperienza dell'indignazione e del dolore, dalla matura consapevolezza che il dono della fede è ancora più grande e indispensabile delle stesse promesse che aveva offerto in età giovanile. I confronti non sono né utili né possibili se non sulla base di gusti del tutto personali, come sarebbe difficile, su un altro piano, stabilire una graduatoria di valori fra gli "Idilli" leopardiani e "il pensiero dominante", che apre una seconda grande stagione creativa del poeta di Recanati riscoperta e valorizzata da Walter Binni. E tuttavia, dopo aver ascoltato recentemente Claudio Chieffo dal vivo nel teatro comunale di Cesenatico, mi confermo nell'opinione che mi ero fatta qualche anno fa, quando ho invitato il cantautore a un recital dedicato alla memoria di don Francesco Ricci, che nella seconda metà degli anni '50 era stato cappellano nella parrocchia di Sant'Antonio abate in Ravaldino.
Claudio Chieffo sta conoscendo una nuova giovinezza e continua a crescere come artista: non si ripete, esprime un mondo interiore più ricco di vibrazioni e di chiaroscuri, trova accenti musicali più intimi e accorati. Pur restando fortemente legato alle radici della sua originaria esperienza di compagnia umana e spirituale (Gioventù Studentesca e poi Comunione e Liberazione), Chieffo non vive e non compone le sue canzoni rinchiuso in qualche "sacro recinto" Amare fortemente la propria compagnia, d'altra parte, non significa necessariamente rinunciare all'esplorazione in campo aperto o all'arricchimento umano che può donarci l'incontro con chi è diverso, e magari lontano da noi come riferimenti politici e culturali. Come lo è Claudio Chieffo da Giorgio Gaber, al quale ha dedicato la recente "Canzone del melograno". Ma chi conosce il cantautore forlivese sa che non c'è differenza d'opinione così importante che possa rendere più tiepida la sua naturale disponibilità a offrire gratuitamente il dono dell'amicizia. Riflesso di quella ricevuta dall'incontro con l'Amico più grande che possiamo trovare nel nostro cammino. Io stesso, nel momento più doloroso della mia vita, ho potuto avere una prova dell'amicizia di Claudio che non dimentico, anche perché me ne ha lasciato un ricordo indelebile in "Canzone di maggio' Le canzoni di Chieffo mi piacciono anche perché in esse non vedo traccia di spiritualismo vuoto e disincarnato né di moralismo bigotto. Nella grotta carsica sempre varia e imprevedibile che è la vita, le sue canzoni mi paiono per lo più stalagmiti, rocce che si innalzano dal pavimento umano. Ma altre volte le vedo come stalattiti, che scendono dal soffitto divino come per curvarsi su chi sta in basso. Con testi e accompagnamenti musicali che hanno il respiro orizzontale e l'inclinazione all'abbraccio della basilica romanica, ma anche improvvisi momenti e scatti di verticalità che evocano la cattedrale gotica. In "Desire" (1992), Chieffo ha riassunto -con efficacia immaginifica e con l'amore per la creazione che illuminava già nel 1964 "I cieli"- la sua poetica di cantautore, quella di una "musica che è strada di luce che porta a Te, Amico mio", di una musica che è "come un fiume luminoso che porta al mare di Dio' Questa musica viene letta "nei campi di grano e lungo i fianchi delle colline, nelle lacrime disperate per un dolore senza fine". Neanche la fede deve essere vissuta in maniera puramente consolatoria. In "Hope Dance", nata dalla tragedia dell'11 settembre e dedicata al popolo americano, si leva al cielo questa preghiera: "Mio Dio, dammi un segno soltanto! perché possa asciugare il mio pianto! dammi un segno, una voce, un colorei per cambiare la rabbia indolore' La fede è m prava della disperazione e del duomo, vissuti anche da Gesù Cristo inchiodato alla croce: "Dio mio, perché mi hai abbandonato". Ma dopo il calvario c'è la Resurrezione, la vittoria sul peccato e sulla morte. La speranza che la Pasqua ci ridona intera nasce in una "notte splendida di luce e di chiaror", una notte "di miracoli, di grazia e di stupor" (da "In questa notte splendida", 1995). Quella, ormai imminente e pur sempre presente nella vita dell'uomo di fede, che il cantautore ci chiede di vivere così: "Asciuga le tue lacrime, non piangere perché! Gesù nostro carissimo è nato anche per te' Con la chitarra compagna delle avventure del suo spirito e di innumerevoli viaggi -recentissimo quello al festival di musica sacra di Gerusalemme- e con il suo stile schietto e familiare, Claudio Chieffo sa creare un clima di intensa partecipazione del pubblico ai suoi concerti, come ha dimostrato anche la sera di martedì 16 dicembre nell'accogliente teatro comunale di Cesenatico, accompagnato al pianoforte da un musicista di indubbia sensibilità come Flavio Pioppelli. Le canzoni citate e altre ancora, dalle prime ballate che sfidano il tempo ai canti più recenti, fra cui alcune canzoni dialettali di grande lirismo ("Dona Amuròsa" e "O' Presepe") hanno anche sollecitato nel profondo i numerosi intervenuti -fra cui molti giovani- a vivere il Natale in maniera più autentica. Non può che esserne lieto mons. Silvano Ridolfi, parroco di San Giacomo apostolo, che ha promosso l'iniziativa con il patrocinio del Comune di Cesenatico e con l'adesione dell'associazione culturale "Il gabbiano" e delle Acli della provincia di Forlì-Cesena. Grazie, Claudio.

Pierantonio Zavatti - La Voce, 23 dicembre 2003